In attuazione del postulato di uguaglianza e di non discriminazione, la Suprema Corte ha sancito il principio secondo cui la donna coniugata ha il diritto di essere identificata nelle liste elettorali e sulla tessera elettorale esclusivamente con il proprio cognome da nubile. L’aggiunta automatica o obbligatoria del cognome del marito è stata dichiarata illegittima, in quanto lesiva del diritto fondamentale all’identità personale e contrastante con i principi di parità tra i sessi sanciti dall’art. 3 della Costituzione, art. 21 della Carta dei diritti fondamentali e dell’Unione europea e art. 14 della CEDU. La decisione impone alle amministrazioni competenti di adeguare i registri elettorali, garantendo che l’esercizio del diritto di voto non sia subordinato a modalità di identificazione che riflettano una visione superata della posizione della donna all’interno del nucleo familiare.
(Cass. Civ., Sez. I, ordinanza, 17 febbraio 2026, n. 3534)