In tema di assegno divorzile, la Suprema Corte afferma che questo nasce dall’accertamento di uno squilibrio economico tra gli ex coniugi che, oltre a una funzione assistenziale, risponda a una logica compensativa e perequativa. Tale squilibrio deve derivare da scelte di vita condivise durante il matrimonio, attraverso le quali un coniuge ha sacrificato le proprie prospettive professionali per dedicarsi alla famiglia, contribuendo così alla formazione del patrimonio comune e dell’altro coniuge.
In quest’ottica, il riconoscimento dell’assegno è giustificato qualora uno dei due coniugi si sia fatto carico della gestione domestica e della cura dei figli, mentre l’altro coniuge ha potuto accrescere la propria professionalità e il proprio reddito.
In presenza di tali presupposti – valutati anche alla luce della durata dell’unione e dell’età della richiedente – il contributo fornito al ménage familiare merita di essere riconosciuto, poiché ha permesso all’altro coniuge un’evoluzione economica a fronte del sacrificio delle aspettative della parte richiedente.
(Cass. sez., ordinanza, 31 marzo 2026, n. 8018)